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Per la ripresa degli sport di contatto il Cts si esprime così: “in considerazione dell’attuale situazione epidemiologica nazionale, con il rischio di ripresa della trasmissione virale in cluster determinati da aggregazioni come negli sport da contatto, debbano essere rispettate le prescrizioni del distanziamento e della protezione individuale”.

Al momento quindi la deroga alle stesse misure di distanziamento e protezione del Comitato tecnico scientifico coinvolge la sola ripresa delle gare di calcio professionistico limitatamente alla Serie A.

Il CTS sottolinea come tale deroga sia stata accettata “in presenza di un interlocutore formale — la società sportiva — che ha assunto piena responsabilità per quanto concerne l’esecuzione e il controllo di uno stringente protocollo di diagnosi e monitoraggio continui”.

“Non possiamo che essere preoccupati di una tale decisione, perché lo sport amatoriale rappresenta una forza economica rilevante, seppur differente dallo sport di vertice. Ora ci chiediamo le ragioni della decisione e abbiamo necessità di comprenderle, perché il nostro settore rischia di trovarsi in una situazione da cui molte associazioni non potranno più rialzarsi. Mi chiedo per quale motivo il calcio di serie A possa ripartire e il calcetto no?”

Con queste parole Il Presidente della Libertas, Luigi Musacchia, chiede un chiarimento necessario per gestire le conseguenze di una ripresa che tarda ad arrivare.

“La Libertas rappresenta una realtà importante fatta di persone e non di numeri, persone che sono la base imprescindibile dello sport italiano. A queste persone noi dobbiamo delle risposte. Se continueremo a trattare con delle distinzioni così nette lo sport professionistico da quello amatoriale, continueremo a non comprenderne l’interconnessione. Vogliamo parlare di economia, di numeri? Bene lo sport amatoriale porta con se una economia di territorio che non si sostituisce facilmente. Per non parlare del fondamentale ruolo di aggregazione e relazione che l’associazionismo sportivo genera in termini di welfare. Dobbiamo dare risposte, dobbiamo dare la possibilità a chi ha investito nello sport amatoriali di comprendere il futuro che lo attende. Confidiamo, vigilando con attenzione, che nei Decreti attuativi della Legge 86/19 tale concetto trovi l’ooportuna e adeguata normativa. Auspichiamo che negli stessi Decreti attuativi sia compreso il riconoscimento della competenza, dell’esperienza e del radicamento sul territorio degli Enti di Promozione Sportiva”